Leggende, strumenti e voci dei popoli

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Claudia Bombardella.

Voce , sax bar, fisarmonica, clarinetti, violino, violoncello, balafon, steel drum, sansa, birimbao, cajon, darbukat, tamburello, campana tibetana, tubo, fiddle horne (unicordo), organo a mantice, pentolino, scacciapensieri tailandese.


Musiche e arrangiamenti di Claudia Bombardella.



18 STRUMENTI, DIFFERENTI STILI MUSICALI, TESTI TRADIZIONALI IN LINGUA ORIGINALE. I BRANI MUSICALI SONO LEGATI DALLA NARRAZIONE DELLA STORIA DEL GRUNG, MITOLOGICO UCCELLO DELLA TRADIZIONE ARMENA.





In questo spettacolo, Claudia Bombardella propone un lavoro di esplorazione in differenti ambiti musicali e culturali, condotto attraverso l'utilizzo di strumenti appartenenti alle più diverse tradizioni e attraverso un uso della voce che si adatta e dialoga con la sensibilità culturale e umana propria dei popoli che tali tradizioni incarnano.


Il concerto è un viaggio nel mondo dei popoli nomadi (ebrei, zingari, armeni, esquimesi, mongoli...), delle terre che nei loro viaggi attraversano, di antiche tradizioni tribali di popoli di cui a malapena si conosce l'esistenza, del loro modo di vivere e fare musica, del loro modo di appropriarsi e miscelare suoni, leggende, ritmi e linguaggi.


Non si tratta di un lavoro filologico di mera riproposizione di canti e musiche di questa o quella cultura, ma di una personale elaborazione degli elementi caratteristici delle varie espressività a partire dalla propria esperienza in ambito culturale e musicale.



DA ANNI UNA RIDUZIONE DI QUESTO SPETTACOLO VIENE PROPOSTA CON MOLTO SUCCESSO NELLE SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE COME LEZIONE/CONCERTO A SUPPORTO DIDATTICO DI MATERIE VARIE ( MUSICA, STORIA, GEOGRAFIA ... ).






Leggende, strumenti e voci dei popoli


Il Grung, invisibile voce alata, parla per mezzo di Claudia Bombardella, musicista, cantante e compositrice, giocoliera di suoni con innumerevoli strumenti e con il suo canto limpido dalle mutevoli voci e idiomi. Claudia annuncia il lungo viaggio di ricordi musicali del volo del Grung: volatile della mitologia armena, che attraversato le terre d’Armenia, Algeria, Mongolia, l’oceano pacifico “dove gli spiriti amano ancora danzare”, fino ai popoli della Groenlandia e di nuovo volare verso l’europa, in Romania tra i canti degli zingari.


Gli strumenti sono molti e diversi per grandezza e origine, tutti seduti intorno a lei su un tappeto, spazio sacro della cerimonia. Dal piccolo violoncello, dal fragoroso sassofono, dal legno della sansa africana, dal balafon, dal violino suonato in grembo, dalla fisarmonica seconda pelle, da una campana tibetana, da un lungo tubo di gomma, da un berimbao brasiliano, da un pentolino del latte, si compiono epifanie sonore. Dolce ammaestratrice di note, volteggiando l’archetto dal sedile a cassetta, ligneo podio percosso e suo malgrado sonante, imprime all’aria compattezza e forma, tracciando sentieri di memorie a lungo rimasti insolcati.


Il flusso musicale entra presto in circolo e comincia ad aprire, per chi del pubblico è in contatto, un nuovo spazio di percezione. Si apre il sipario su una terza scena: altra da lei, che vediamo suonare e oltre noi che la guardiamo. Il teatro, inteso come possibilità di entrare in altre rappresentazioni, ha così fatto il suo ingresso…  Brevi e incalzanti, i brani si susseguono, intervallati da poche parole, come note di viaggio. Ora suoni stirati e stridenti si arrampicano veloci tra le corde degli archi, richiamano all’impellenza di un divenire mai uguale all’attimo trascorso, alla necessità di esserci qui e ora. Si aggiunge una voce che canta in una lingua inesistente, prorompe dirompente e procede per linee spezzate sul violoncello imbizzarrito; i contrasti di colore creano bagliori su paesaggi notturni. E’ questo il momenti in cui chi ascolte, trascinato da ritmi e immagini, si perde senza sforzo, per scoprirsi più vicino alla fantasia e meno solo di quanto pensava.


Portavoce di tanti personaggi dalle esistenze parallele, Claudia entra per loro nello spazio del palco, ne conquista i vuoti, ne oltrepassa i confini. Attraversata dal daimon lascia che il suo corpo si allunghi, le braccia si muovano come tentacoli danzanti, e i suoi occhi, prima ancora squarcino la sottile ma ostinata parete che spesso confina il palco lontano dai suoi spettatori. Qui al contrario, pur in un evento che rimanda a mitologie di culture sconosciute raccontate in parole incomprensibili, pare che il contatto con le persone si sia stabilito, facendo risuonare radici sonore originarie.


Valentina Barlacchi  per la rivista on-line  “Porpore”

                                                                                      

                                                                                                                                                        


Le mille voci di Claudia  

Canta tante lingue, suona quindici strumenti. Ammaestra la voce , volteggia l’archetto, soffia nel sax, arpeggia la fisarmonica. Vola dalle danze degli esquimesi alle dolci melodie della steppa gitana. Mille voci per donna sola. Potrebbe essere questo il sottotitolo di “Leggende, strumenti e voci dei popoli, da sola, per approfondire, ampliare, calibrare un lungo lavoro di ricerca che è un po’ anche la storia della sua vita.  Nel suo lungo percorso di studi, alquanto eclettici, Claudia compone, lavora ai primi CD e il repertorio cresce, la sete di Claudia non si placa. Compone, ascolta, succhia spunti tra storie e filosofie, tra leggende e culture popolari: un’operazione che la moda chiama music world ma che per Claudia è solo un pretesto per viaggiare attraverso i popoli. Armenia, Algeria, Mongolia, la terra dove gli spiriti “amano danzare”, i canti zingari della Romania, le tradizioni balcaniche , ebraiche, quelle melodie struggenti che sanno di assenze e ritorni, di lontananze e nostalgie…In questo spettacolo Claudia ha… un partner: il Grung, mitologico uccello migratore della tradizione armena. Vola nel cielo dei popoli nomadi, sulle terre che attraversano in viaggi e spostamenti, e racconta di antiche tradizioni tribali. E lo fa nelle corde vocali di Claudia, e negli strumenti che via via lei si dispone intorno: ecco il sax bar. E la fisarmonica, il clarinetto alto e il violino, il violoncello e il balafon, steel drum e sansa, e poi cajon, darbuka, tamburello, campana tibetana, fino al tubo e al pentolino, perché la musica è musica sempre. Anche nella vita quotidiana.    

Paolo Pellegrini per La Nazione - 10/05/03




PROGRAMMA DI SALA


•Mayo mayo (steel drum e voce) testo in lingua sefardita  “ pesto l’acqua nel mortaio… ricordi o donna del pane e sale che dividemmo sullo stesso cuscino? Dico, sì dico che mi sono stufato del tuo fuoco…”


•Luna (violino e voce) Ain el kharma (violino e voce) testo della trad. algerina “ O sorgente, portami notizie del mio amore, dai monti, dove i cavalli corrono, ossia dove c’è la guerra…”


•Chant a penser (balafon e voce) Africa centrale “proteggete i vostri figli affinchè i cacciatori non li prendano…”


•Ghana (sax baritono e voce) ritmo di guarigione del Ghana, tarantrulla e canto dei pigmei dell’Africa equatoriale


•Ibo loidi (berimbao,tubo e voce) Nella vitale tradizione dalla Papuasia, si alternano canti di gioia e tristezza, in un atmosfera in cui gli spiriti danzano ancora con gli uomini e intonano i loro canti attraverso un tubo di canna…


•Gorize (sansa e voce) canto in lingua persiana “lacrime amare scorrono dai tuoi occhi a mandorla,fra le pieghe del dolore, danza, danza e scaccia la sinuosa serpe che ti vuole sua…”


•Scalerica de oro (clarinetto, percussioni, fisarmonica e voce)  testo in lingua sefardita “siamo venuti a vedere la sposa, non è ricca, ma che abbia molta felicità e fortuna..”


•Bardesum (violoncello e voce) canto armeno “una rosa è sbocciata aspettando il tuo ritorno, le            lacrime che scorrono dai tuoi occhi luccicano come le onde sul fiume sotto al sole– Canto dello stregone- Mbem (testo epico Adzrbadjan)


•Gallo chiama (fisarmonica e voce) -  Paesaggi lontani:  ricordi, pensieri e riflessioni si mescolano nel piccolo cuore del Grung che pazientemente li raccoglie, distillandone preziosi spunti per i suoi racconti…


•Adinoira (campana tibetana e voce) preghiera ebraico\bulgara


  1. Turea nicoluculu (pentolino e voce) ninna nanna inuit – Katajjait  (voce e gonna) sfide vocali fra donne inuit ad imitazione dei suoni animali: una di fronte all’altra”cantano” senza sosta , fino allo sfinimento o finchè una delle due non si mette a ridere e perde…”


Farae Ra (voce e organo portativo) Canto Mongolo di divinazione attraverso l’osservazione delle nuvole

© 2014 - claudia bombardella

http://www.radicimusicrecords.it/radicimusicrecords/web.html
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